COMUNE DI ELLO, PROVINCIA DI LECCO
- AFFRESCHI NELLA CHIESA DEI SS. GIACOMO E FILIPPO

Analizzando le tracce di affresco per ora visibili, ci si accorge della scarsa consapevolezza del livello di creatività artistica che va sotto il nome di gotico, inteso in tutte le sue espressioni, anche architettoniche, manifestatasi nel nostro territorio in un momento avanzato del secolo XIII e protrattasi fino a quasi tutto lo svolgersi del Quattrocento.
In S. Giacomo le pitture sono ancora presenti su diversi punti delle pareti e le indagini condotte ci confermano come ulteriori porzioni pittoriche possano essere poste in luce.
In corrispondenza del montante di destra dell’arco trionfale è riapparsa una porzione di affresco che rappresenta il martino di S. Pietro, del camefice si è però perso totalmente il viso. L’interesse di quanto ora visibile è da imputare sia alla raffinatezza della rappresentazione, nell’uso dei colori (la porzione a sinistra), ma soprattutto alla constatazione che l’affresco è in realtà è composto da due strati ben distinti, l’uno sovrapposto all’altro. A destra ci appare il più arcaico, mentre a sinistra, sovrapposto, vi è quello successivo, evidentemente più tardo; ciò è evidenziato anche dalle diverse caratteristiche espressiva che mantengono tuttavia io stesso tema iconografico.
Un altro affresco, apparso in corrispondenza della seconda campata, suscita maggiore interesse, soprattutto sotto il profilo storico in quanto pregiata testimonianza gotica. E’ molto deteriorato per aver subito forti dilavamenti per l’acqua meteorica filtrata dal tetto ed inoltre per effetto della risalita capillare e della condensazione.
Nonostante la modesta entità visibile dell’affresco, è evidente che ci troviamo dinnanzi ad una esecuzione di notevole livello, databile alla prima metà del secolo quindicesimo e concepita secondo un progetto di ampio respiro.
L’affresco rappresenta un drappello di uomini armati con picche ed un vessillo bianco che riporta al centro uno scorpione nero simbolo di Giuda e, nelle allegorie profane, simbolo dell’odio. Il dipinto complessivamente rimasto ormai scarsamente leggibile, si riferisce ad una vasta scena con la crocifissione di Gesù, riquadro in parte distrutto dalla lesena inserita nella muratura all’epoca della trasformazione della chiesa, ed in parte occultato ancora da lacerti di intonaco e da almeno due strati di scialbo. Una turba di soldati assiste all’esecuzione: i più hanno elmi di ferro e reggono una selva di lance. Nei mezzo della rappresentazione due dei personaggi principali, l’uno con un turbante bianco e l’altro rosso. E’ pure decifrabile, recentemente ripulita, l’immagine di uno dei due ladroni non inchiodato, ma legato alla croce, il cui viso sofferente e reclinato all’indietro, per rappresentare la sopraggiunta morte, ne conferma l’alto pregio e la tensione artistica che caratterizza tutto l’affresco: in alto ecco l’immagine di un bimbo che simbolicamente fluttua nel vuoto ad indicare un’anima di un morente che si alza nel cielo. Alle spalle di questa scena, è disegnato un fondale a riquadri.
La figura centrale di Gesù è stata distrutta dalla lesena posta a sostegno di un arco ogivale reggente il tetto della navata inserita in occasione dei lavori di trasformazione deI 1515. Altre porzioni della scena si conservano sotto le successive intonacature, anche sulla prima campata della chiesa.
Cinquecenteschi sono gli affreschi che decorano la volta a quattro vele, realizzata con costoloni a sezione circolare, del presbiterio dove peraltro si rilevano preesistenti dipinti. Dalla fattura e dalle caratteristiche rilevabili, questa opera è sicuramente più recente rispetto a quelle precedentemente analizzate. La parte superiore è suddivisa in 4 riquadri con altrettanti personaggi della volta del presbiterio sono i 4 Dottori della Chiesa, quello frontale è S. Ambrogio, individuabile dal flagello a 3 code che simboleggia la Trinità e la lotta contro l’Arianesimo, opposto a questo è S. Agostino, alla destra S. Gregorio Magno, pontefice, rappresentato con la colomba sulla spalla ed infine S. Girolamo intento nello scrivere.
Sulla parete nord una lunetta dove sono rappresentati vari temi, episodi probabilmente riferiti alla vita dei SS. Giacomo e Filippo, i due santi cui la chiesa è dedicata: S. Giacomo Apostolo, detto il Maggiore, soppresso di spada da Erode Agrippa, S. Filippo Apostolo fatto martire a lerapoli, secondo la tradizione crocifisso capovolto.
Questi affreschi del presbiterio, secondo il Riva Finolo, risalgono al 500 e lo stesso autore attesta che sopra l’altare esisteva un quadro del Lanino che rappresenta i Santi Giacomo e Filippo, ora conservato presso la chiesa parrocchiale di S. Antonio.
Completa il corredo di affreschi della chiesa, un avanzo di una rinascimentale Madonna in Trono, la cui iscrizione sottostante fa riferimento ad uno vodo facto in bregamascha, posto sulla parete settentrionale della seconda campata. Infine sulle lesene e sulle pareti affiorano le croci dell’antica consacrazione.
Recenti saggi hanno messo in luce altri brani di affreschi quattrocenteschi, il primo nella cappella della B.Vergine, della quale già le visite pastorali dell’epoca di S. Carlo la indicavano antica e con dipinti, due dei quali, ai fianchi dell’immagine della Madonna, sopra l’altare, rappresentanti S. Rocco e S Sebastiano.
Un’altra indagine effettuata in corrispondenza della quarta campata, ha messo in luce un gigantesco S.Rocco, opera presumibilmente del cinquecento, di cui è per ora visibile soltanto l’arto inferiore con un cane che addenta un pane. Purtroppo la rappresentazione risulterà interrotta in quanto nelle adiacenze, nel ‘700, è stata aperta una porta.
Sul montante di sinistra è per ora apparsa la testa di un cavallo. In tale area, nella visita di Cermenati e Pessina del 1569, viene indicato una rappresentazione di S. Ambrogio.
La superficie più interessante è tuttavia quella della quarta campata, sul fianco settentrionale dove l’analisi stratigrafica ha mostrato ben sette stratificazioni distinte che, a partire dall’intonaco settecentesco, si addentrano, a ritroso, in un percorso tutto da indagare ed approfondire.
Questi i primi elementi apparsi, molto è tuttavia da scoprire per dare una risposta concreta alle varie ipotesi che sono state formulate sulla base delle conoscenze attuali.
La data del 1515 incisa su una pietra angolare alla base del presbiterio fa supporre una trasformazione complessiva della chiesa, collimando con l’epoca di trasformazione della cappella dedicata a S. Angelo (testamento di Gerolamo De Regibus del 3 settembre 1520 in cui ordina ai suoi eredi di portare a termine quella cappella, da lui iniziata - A.S.D.M. - sez. X, Oggiono, Vol. V - Parag. V)